Negli Stati Uniti

Le norme da rispettare per esportare nel più importante mercato enologico del mondo.

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Il vino biologico negli Stati Uniti

Uno dei mercati più importanti per il bio

La situazione del vino da agricoltura biologica negli Stati Uniti è molto interessante per il rilievo commerciale che questo paese ha, visto che si tratta di un mercato privilegiato per le esportazioni italiane di vino ed, in particolare, per il prodotto biologico.
L’entrata in vigore della normativa federale del National Organic Program (NOP), il nuovo regolamento per l’agricoltura biologica emanato dall’Usda (United States Department of Agriculture), operativo dal 22-10-2002, ha dato uno scenario finalmente definito alla produzione, al mercato e all’importazione dei prodotti biologici in questo paese.
Nel 1990, infatti, il Congresso degli Stati Uniti ha approvato il National Organic Foods Act, con l’obiettivo di dare una garanzia sugli alimenti biologici a produttori, commercianti e consumatori. L’Organic Foods Act affidava all’Usda il compito di stabilire la regolamentazione per la produzione e la trasformazione degli alimenti biologici. Questa regolamentazione è appunto il Nop. Il National Organic Foods Act ed il Nop regolamentano anche le bevande alcoliche biologiche e, quindi, il vino.
Gli Stati Uniti non riconoscono l’equivalenza dei propri standard di produzione e di trasformazione biologica con quelli europei. Esistono molte differenze con la normativa europea, sia nel settore della produzione agricola, sia per quanto riguarda la trasformazione e, quindi, anche la vinificazione. Un raffronto tra normativa statunitense ed europea nel settore della vinificazione è, ovviamente, impossibile, visto che in Europa non c’è una norma per la vinificazione.

Il regolamento Nop ha previsto una lista, denominata National List, che elenca tutte le sostanze che possono essere utilizzate in agricoltura biologica. Tutti gli operatori, sia statunitensi sia quelli esteri interessati ad esportare, devono rispettare le indicazioni di questa lista.
La National List, come accade per le Norme Ifoam e le Linee Guida del Codex Alimentarius, fissa alcuni principi generali:
  • tutte le sostanze di origine naturale sono ammesse, tranne quelle espressamente proibite;
  • tutte le sostanze chimiche di origine sintetica sono proibite, tranne quelle espressamente inserite nella National List;
  • come regola di base, è consentito l’uso di sostanze non sintetiche, ad eccezione di quelle espressamente proibite.
La National List è un elenco dinamico. Infatti, è possibile presentare una petizione al National Organic Standard Board (NOSB), cioè il Consiglio statunitense per i disciplinari sull’agricoltura biologica, per chiedere una modifica della lista, aggiungendo o eliminando una determinata sostanza, purché tale richiesta avvenga in conformità con l’Organic Food Act.
La National List prevede un elenco di sostanze di origine non agricola che possono essere usate come ingredienti nella trasformazione dei prodotti etichettati come “organic” o “made with organic”.
Per quanto riguarda i composti di maggiore interesse per la vinificazione, tra le sostanze non di sintesi (cioè di origine naturale) sono ammesse:

acido citrico e lattico, bentonite, carbonato di calcio, terre diatomacee (ausiliario nella filtrazione), enzimi (devono essere derivati da piante commestibili e non tossiche, da funghi non patogeni e da batteri non patogeni), solfato di magnesio, bicarbonato di sodio, carbonato di sodio, acido tartarico (purché derivante da uva), lieviti (non sintetici e non cresciuti su substrati di origine chimica).


Tra le sostanze chimiche di origine sintetica è ammessa l’anidride solforosa (ad esclusione dei vini “100 percent organic” e di quelli “organic”), purché la concentrazione totale dei solfiti non superi le 100 ppm.

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L’etichettatura dei vini biologici negli Stati Uniti

Esistono quattro tipi di vini bio

I requisiti per l’etichettatura sono disciplinati dal Nop, che prevede quattro categorie di prodotti e, di conseguenza, quattro tipi di etichette:
  • 100 percent organic: prodotti ottenuti con il 100% di ingredienti biologici (senza considerare l’aggiunta di acqua e sale);
  • organic: prodotti ottenuti con almeno il 95% di ingredienti biologici (senza considerare l’aggiunta di acqua e sale);
  • made with organic ingredients: prodotti ottenuti con almeno il 70% di ingredienti biologici;
  • less than 70 percent: prodotti ottenuti con meno del 70% di ingredienti biologici.

Anche l’etichettatura del vino segue questa classificazione, ma con alcune specificità, legate in particolare all’eventuale presenza di solfiti aggiunti. È opportuno ricordare che le etichette del vino devono rispettare le indicazioni del Federal Alcohol Administration Act, dell’Alcohol Beverage Labeling Act e del Nop.
Negli Stati Uniti esistono fondamentalmente quattro categorie di vini biologici:
  • Vino “100 percent organic”
  • Vino “organic” o “organic wine”
  • Vino “made with organic ingredients”
  • Vino “some organic ingredients”:

Vino “100 percent organic”
Questa categoria non può contenere solfiti aggiunti. Se il contenuto di solfiti naturali, che si formano durante la vinificazione, è inferiore a 10 ppm, è facoltativo riportare la dicitura "Sulfite Free" o "No Added Sulfites - Contains Naturally Occurring Sulfites". In questo caso, però, è necessaria un’analisi dei solfiti presenti nel vino. Nell’etichetta è obbligatorio indicare l’organismo di controllo che ha certificato la produzione (indicazione sempre valida per tutti i vini da agricoltura biologica); è opzionale, invece, l’inserimento del marchio “Usda Organic” e del marchio dell’organismo di controllo. L’espressione “100% Organic” (opzionale) può essere usata anche nel nome del vino (ad es. 100% Organic Vinbello).

Vino “organic” o “organic wine”
Si tratta di vini che devono contenere almeno il 95% di ingredienti biologici; inoltre, non possono contenere solfiti aggiunti. Per quanto riguarda la dicitura in etichetta “Contiene solfiti”, valgono le considerazioni fatte nel caso precedente. La parola “Organic” può essere inserita nel nome del vino (es. “Organic Vinbello”). È facoltativo inserire: il marchio Usda e quello dell’organismo di controllo; la frase “xx% Organic” o “xx% Organic ingredients”. Nella lista degli ingredienti, facoltativa, può essere usato il termine “organic” per identificare alcuni specifici ingredienti. Nel vino si tratta, fondamentalmente, di uve di vitigni diversi nel caso di uvaggi. Si può avere, infatti, un uvaggio fatto con uve biologiche e non biologiche, per cui l’etichetta distinguerà nell’elenco degli ingredienti i due vitigni.
Esempio:
Ingredients: Organic Cabernet Sauvignon Grapes, Tannat Grapes.

Questa è una differenza rilevante rispetto all’Unione Europea, dove tutti i disciplinari di vinificazione di uve biologiche prevedono il divieto di vinificare e/o miscelare insieme uve e/o mosti sia da agricoltura biologica che da agricoltura convenzionale. Questa particolarità vale anche per le categorie successive.
Tutti i prodotti etichettati e commercializzati come “100 percent organic” o “organic” e tutti gli ingredienti identificati come “biologici” non devono essere prodotti con l’utilizzo di metodi di produzione proibiti come: Ogm; fanghi di depurazione; radiazioni ionizzanti; ausiliari di processo non presenti nella National List; solfiti, solfati, nitriti e nitrati; ingredienti convenzionali quando siano commercialmente disponibili gli stessi ingredienti biologici; ingredienti presenti nella formulazione contemporaneamente sotto forma biologica e convenzionale.

Vino “made with organic ingredients”
Questa categoria di vino deve avere almeno il 70% degli ingredienti di origine biologica. Questi vini possono contenere solfiti aggiunti o naturali entro 100 ppm e presentano sempre la dicitura “Contiene solfiti”.
Proprio la presenza di solfiti aggiunti è il fattore discriminante per inserire un vino biologico in questa categoria. Si può avere il paradosso di un vino fatto solo con uve biologiche e vinificato con uso di SO2, quindi con il 99,99% di ingredienti biologici, che non può ugualmente avvalersi della qualifica di "organic". È obbligatorio indicare l’ente certificatore (“Certified Organic By…”), mentre il marchio dell’organismo di controllo è facoltativo. L’etichetta, invece, non può presentare il logo ‘Usda Organic’, riservato esclusivamente ai primi due tipi. Come nel caso precedente, l’elenco dei componenti è facoltativo. Si possono usare diciture come “xx% Organic Ingredients” e si possono elencare gli ingredienti, ad esempio le uve di vitigni diversi, specificando i prodotti biologici e quelli convenzionali.
Per questa categoria di vini da agricoltura biologica, che nei fatti è la più diffusa, soprattutto tra i vini biologici di importazione, di recente, nel maggio 2005, è stata emanata una precisazione per quanto riguarda l’ etichettatura. L’Usda e il TTB (Tax and Tariff Bureau, in passato il Bureau of Alcohol, Tabacco and Firearms) hanno stabilito che ogni definizione (organic ingredients, organic grapes, organically grown grapes ecc.) deve essere necessariamente preceduta dalle parole “Made with Organic…”. In precedenza, infatti, molti viticoltori avevano preferito usare per l’etichetta definizioni come “organically grown” o “organically grown grapes” che attualmente non sono più accettate. Le definizioni accettate sono: “Made with Organically Grown Grapes”, “Made with Organic Grapes from Our Vineyard” o “Made with Organically Produced Grapes”.

Vino “some organic ingredients”
Sono i vini in cui meno del 70% delle uva sono di origine biologica. Non possono riportare in etichetta il marchio ‘Usda Organic’ né quello dell’organismo di controllo. Il nome completo dell’ente di certificazione deve essere posto nel pannello informativo, sotto o vicino alle informazioni che identificano il nome del trasformatore o del distributore. Nessun altra informazione deve essere posta tra il nome dell’organismo di controllo ed il nome dell’operatore.
Attualmente è raro trovare sul mercato statunitense vini che rientrino nelle prime due categorie. Questo risultato è il frutto di una forzatura, denunciata anche dagli stessi viticoltori biologici degli Stati Uniti, che identifica il vino biologico con un vino che, come carattere distintivo, ha l’assenza di solfiti aggiunti. La forzatura diventa un vero e proprio paradosso se si pensa che, in via di principio, è ammissibile fare un vino esente da solfiti con uve provenienti da agricoltura convenzionale. Inoltre, gli stessi viticoltori biologici statunitensi riconoscono che il vino senza solfiti aggiunti è instabile, qualitativamente scadente e compromette l’immagine complessiva del vino biologico.

Disciplinari privati
Anche negli Stati Uniti esistono dei disciplinari privati come quello dell’OGWA (Organic Grapes into Wine Alliance), che prevede una serie di punti che regolamentano tutte le fasi di produzione del vino: origine dell’uva, vendemmia, lieviti, trattamenti con la SO2, agenti stabilizzanti, chiarificazione, decolorazione, acidificazione e deacidificazione, imbottigliamento e tappatura, pulizia ed igiene della cantina. Questo disciplinare prevede l’uso della SO2 e quindi non si riferisce alla produzione dei vini “100 percent organic” e “organic” ma solo alla categoria “made with organic ingredients” che, come detto, è la più diffusa anche tra i vini di importazione.

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Pier Francesco Lisi • c/o Grafopoli - 00179 Roma ITALY • info@ilvinobiologico.it
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