Pur non avendo una grande consistenza, il settore della viticoltura biologica francese sta conoscendo un periodo di notorietà, grazie soprattutto al fenomeno o “moda” dei vini biodinamici. Grandi aziende di elevata qualità, infatti, hanno abbracciato questo metodo di produzione, divulgato e fatto conoscere anche in Italia da Nicolas Joly, enologo, proprietario di Domaine Coulée de Serrant e vero e proprio ‘guru’ del vino biodinamico nel mondo.
In occasione della fiera internazionale ‘Millesime Bio 2005’ i viticoltori biologici francesi hanno presentato la ‘Charte Vin Bio’. Si tratta di un disciplinare privato che stabilisce le regole per la filiera del vino biologico: vinificazione, conservazione e condizionamento.
Il disciplinare è il frutto dell’apporto di vari organismi che si occupano di agricoltura biologica in Francia:
La Fnivab ha svolto il lavoro tecnico di redazione, è proprietaria del marchio e si occupa della diffusione del disciplinare. Il controllo del disciplinare stesso è invece affidato ai vari organismi di controllo francesi. I vini ottenuti con uve certificate biologiche ed elaborati secondo questo disciplinare possono essere caratterizzati dal marchio “Vin Bio”, di proprietà della Fnivab.
Il disciplinare si articola in dodici punti: un primo punto di raccomandazioni generali e altri 11 punti che definiscono altrettanti aspetti da sottoporre a controllo.
I punti del disciplinare sono i seguenti:
Attualmente sono stati definiti soltanto i punti 1, 3, 4, 5 e 6 (in corsivo). Gli altri punti sono ancora in elaborazione.
Tra le raccomandazioni generali (punto 1) sono da segnalare:
il divieto di impiegare prodotti Ogm o derivati da Ogm;
l’obbligo di chiedere un attestato di conformità al Codice Enologico per ogni prodotto utilizzato.
Se un determinato prodotto di uso enologico è presente sul mercato anche con la certificazione di origine da agricoltura biologica (es. albumina ottenuta da uova biologiche), occorre usare questo tipo.
La Charte specifica un aspetto molto importante: il documento è infatti basato sullo stato attuale delle conoscenze. Ogni nuovo prodotto o tecnica di interesse rilevante in enologia potrà essere oggetto di un aggiornamento da parte della Commissione tecnica Fnivab.
In due punti distinti (3 e 4) vengono enunciati i prodotti e le pratiche autorizzate, rispettivamente, sui mosti e sui vini.
Gli altri due punti riguardano i limiti massimi di SO2 (punto 5) e le regole per gli impianti dove avvengono lavorazioni sia di uve biologiche che di uve non biologiche (punto 6).
Il punto 5 consente nel prodotto finale dosi massime di SO2 nettamente superiori a quelle ammesse, ad esempio, nella maggior parte dei disciplinari di produzione italiani. Questa differenza rispecchia la diversa situazione della viticoltura francese rispetto a quella italiana e testimonia, laddove ce ne fosse ancora bisogno, la necessità di arrivare alla definizione di una normativa europea per la vinificazione biologica.
Il contenuto finale ammesso (SO2 totale in mg/L) è il seguente:
| Charte Vin Bio |
Discipl. italiani | |
| Vini rossi | 100 | 60-80 |
| Vini bianchi e rosati | 120 | 80-90 |
| Spumanti | 100 | 60 |
| Vini dolci e liquorosi | 250 | 100-120 |
A completamento del disciplinare viene anche proposta una lista di prodotti e di pratiche non autorizzate. Gli autori definiscono questa lista ‘non esaustiva’: essa serve per una migliore comprensione della lista positiva di azioni e prodotti consentiti dalla “Charte Fnivab Vin Bio”.
Nell’elenco dei prodotti vietati si possono evidenziare:
Sono, inoltre, espressamente vietati: lisozima e ureasi; lieviti e batteri geneticamente modificati; zucchero, mosto concentrato e MCR non biologici; acido sorbico; acido metatartarico; ferrocianuro di potassio.
pfl