L’impiego della anidride solforosa in enologia biologica incontra delle precise limitazioni, con i conseguenti problemi creati da queste limitazioni. In Italia tutti i disciplinari privati per la vinificazione di uve biologiche ammettono l’uso di SO2 , imponendo però dei limiti ben precisi. Alcuni disciplinari, inoltre, introducono due diverse soglie: quella ammessa e quella consigliata.
In Francia, per restare a un paese grande produttore di vino e diretto concorrente dell’Italia, l’impiego della SO2 è consentito nel disciplinare “Charte Vin Bio” con livelli decisamente più alti dei disciplinari italiani. Negli Stati Uniti, infine, la presenza di solfiti aggiunti è la discriminante per la classificazione dei vini ottenuti con uve da agricoltura biologica. Infatti, le categorie “100% organic wine” e “organic wine” non consentono l’uso di solfiti aggiunti. (Ricordiamo che piccole quantità di solfiti si formano naturalmente durante la vinificazione e sono quindi di origine naturale).
Al momento attuale è di difficile applicazione una vinificazione totalmente esente dall’impiego di anidride solforosa: per questo motivo, il contenimento dell’impiego della SO2 è un obiettivo da perseguire attraverso un uso razionale e pianificato all’interno del processo di vinificazione.
Per ottenere una riduzione dell’impiego di anidride solforosa e, contemporaneamente, non compromettere la qualità del vino, è necessario che in tutte le fasi della produzione in campo e della vinificazione si tenga presente questo obiettivo, contribuendo con vari accorgimenti a ridurre la necessità di fare ricorso alla SO2 e a massimizzare l’efficacia dei suoi apporti.
In particolare, la vinificazione di uve sane può al momento attuale essere condotta in pressoché totale assenza di solfiti, avendo come vincolo principale l’inizio pressoché immediato della fermentazione alcolica (Comuzzo, 2003). La necessità dell’uso della solforosa ha inizio, secondo questa impostazione, con il primo travaso, quando si ha un brusco arieggiamento della massa. Dopo questo primo intervento, che dovrà tenere conto dei dati analitici e dell’acetaldeide formata in fermentazione, le successive integrazioni dovranno essere fatte a discrezione del tecnico, sempre sulla base dei dati analitici ed in particolare della solforosa libera.
Il contenimento dell’anidride solforosa può avvenire attraverso interventi in varie fasi della vinificazione (e anche prima!).
Questi interventi si possono così schematizzare:
- interventi sul vigneto
- raccolta delle uve
- selezione e qualità delle uve
- aggiunta della SO2 al mosto come antisettico
- scelta e uso dei lieviti
- ossigenazione dei mosti
- alternative alla SO2 per evitare la fermentazione malolattica
- impiego di prodotti utili per ridurre le dosi di SO2
- impiego dei gas inerti
- igiene di cantina.
L’approfondimento di questi aspetti è disponibile nella
scheda.